Breve Biografia

  1. L’infanzia e gli anni del Seminario (1917-1940)

Pietro Margini nasce a Sant’Ilario d’Enza il 5 gennaio 1917.

Già prima della nascita, davanti all’immagine della Madonna del Carmelo venerata nella chiesa del paese, viene consacrato dalla madre perché diventi sacerdote. Sarà battezzato il 23 gennaio del 1917.

La sua infanzia, pur in ristrettezze, trascorre serena: viene educato dai suoi genitori alla generosità e al sacrificio perché diventi forte e disponibile, pronto ad ascoltare la voce del Signore. Nel gennaio del 1928, la famiglia Margini si trasferisce a Reggio Emilia. Insieme alla sorella Maria Teresa il giovane Pietro trascorre le vacanze estive a Casalgrande presso lo zio don Aldo, parroco del paese. Al termine delle scuole elementari, durante uno di questi soggiorni, Pietro riceve una lettera dal padre che gli comunica di averlo iscritto alle scuole tecniche perché in futuro possa diventare ragioniere. La risposta di Pietro è decisa: desidera frequentare il ginnasio perché vuole diventare sacerdote.

 

Intraprenderà il percorso ginnasiale nel seminario urbano di Reggio Emilia, lo proseguirà poi a Marola ed infine ad Albinea dove, dopo aver completato gli studi liceali, inizierà i quattro anni di Teologia. Ad Albinea viene nominato Prefetto di una ventina di giovani seminaristi iscritti alle classi del liceo e il 23 settembre 1939 riceverà l’ordinazione diaconale.

La drammatica situazione internazionale consiglia ai superiori del Seminario di accelerare i tempi previsti per le ordinazioni degli studenti dell’ultimo anno, perciò il 9 giugno 1940 Pietro viene ordinato sacerdote da S. E. Edoardo Brettoni. Il 13 giugno celebra la sua prima messa a Casalgrande nella parrocchia dello zio don Aldo e il 16 nel suo paese natale.

 

  1. Coadiutore a Correggio (1940-1960)

Nel settembre del 1940 don Pietro viene nominato Coadiutore nella Parrocchia dei Santi Quirino e Michele di Correggio, dove giunge il 7 ottobre dello stesso anno. Inizia la sua opera pastorale soprattutto con i giovani: trascorre molto del suo tempo con loro, e proprio per questo, molto spesso, occupa le sue notti con la lettura e la preghiera.

La sua fragile costituzione fisica ne risente: si ammala una prima volta nel dicembre del 1941 ed è costretto al ricovero in ospedale. Un’altra preoccupazione lo affligge ancor di più: anche il papà Dante si ammala e nel marzo del 1942 muore. Nel dicembre del 1942 don Pietro viene raggiunto a Correggio da mamma Emilia e dalla sorella Maria Teresa che vanno ad abitare con lui nella “canonica vecchia”.

La salute di don Pietro è sempre più cagionevole: nell’inverno tra il 1943 e il 1944 si ammala di nuovo molto gravemente; viene ricoverato presso l’ospedale san Sebastiano di Correggio ma i medici disperano di salvarlo, tanto che la sera del 20 febbraio 1944 affermano che il giovane prete non supererà la notte. La mattina seguente don Pietro incomincia a stare meglio, iniziando una lunghissima convalescenza. Dirà molti anni più tardi: “Quel che è passato in quella notte solo il Signore lo sa..., ma è passata la Madonna”. Dopo quasi due anni don Pietro può riprendere la sua attività pastorale.

 

  1. In mezzo ai giovani

Già presente nel mondo giovanile correggese sia attraverso l’insegnamento della religione nella Scuola Media e nell’Istituto Tecnico Inferiore, che attraverso l’incarico di Direttore Spirituale delle convittrici e delle educatrici dell’orfanatrofio “Contarelli” nel 1946 diviene assistente dei due rami giovanili, maschile e femminile, dell’Azione Cattolica di Correggio, intrattenendo rapporti molto intensi anche con il Centro Diocesano di Azione Cattolica. Don Pietro inizia così, tra la fine degli anni ‘40 e i primi anni ‘50, un lavoro apostolico innovativo avvicinando tanti ragazzi alla preghiera, all’Eucaristia e al sacramento della Riconciliazione. Incontra i gruppi di Azione Cattolica con regolarità; le “adunanze” sono momenti forti di formazione: si parla, si discute, ci si confronta per acquisire una visione della vita e della fede senza ombre, per essere cristiani veri, testimoni nella vita di ogni giorno. Spesso si intrattiene nel dialogo con i ragazzi fin dopo la mezzanotte, ma soprattutto dona il suo tempo per ascoltare e avvicinare le anime al Signore nella direzione spirituale. Don Pietro comincia a proporre ai giovani anche l’esperienza degli esercizi spirituali.

Nel 1947 diventa insegnante di religione al Liceo Classico “Rinaldo Corso” di Correggio. L'esigenza fortissima di formare uomini cristiani lo porta ad essere promotore e fondatore dell’Istituto Magistrale “San Tomaso d'Aquino”, di cui viene nominato vicepreside e in cui è presente anche come insegnante di religione.

 

  1. La prima comunità (1957)

A partire dalla lettura e dalla meditazione dell’enciclica Mystici Corporis Christi di Pio XII e dalla riflessione su alcune esigenze di tipo pastorale, don Pietro verso la metà degli anni ’50 propone ai suoi giovani un ideale di una vita vissuta nella “misura alta”, che si ispiri a quello delle comunità dei primi cristiani. Nel 1957, a Correggio, nasce così la prima piccola comunità, costituita da coppie di fidanzati che presto saranno sposi.

 

  1. Parroco a Sant’Ilario d’Enza (1960-1990)

Il 28 agosto del 1960 don Pietro entra a Sant’Ilario d’Enza come nuovo parroco: è l’inizio di una nuova e feconda stagione pastorale. L’anno seguente, su sua iniziativa, il paese viene finalmente dotato di una scuola media statale. Il 21 novembre 1964 muore mamma Emilia che lo ha seguito anche a Sant’Ilario.

Sono gli anni del Concilio Vaticano II: don Pietro ne studia profondamente le istanze che ispirano la sua nuova attività pastorale. Alcune famiglie lo raggiungono da Correggio per condividere il suo progetto di fare della parrocchia una profonda esperienza di comunione per l’evangelizzazione di tutti i parrocchiani. Dai primi anni ’70 iniziano così le catechesi battesimali per tutti i genitori, e quelle matrimoniali rivolte alle coppie che desiderano sposarsi.

 

Don Pietro coinvolge sempre più i laici, affidando loro responsabilità in ogni settore delle attività pastorali. Vengono organizzati i campeggi estivi per i bambini e gli adolescenti e nel 1971 prende avvio l’avventura delle scuole con l’apertura di una Scuola Magistrale parrocchiale e nel 1980 dell’Istituto Magistrale “San Gregorio Magno” legalmente riconosciuto. Nel 1977 il vescovo Gilberto Baroni inaugura il nuovo oratorio dedicato a San Giovanni Bosco, così come nel 1986 sarà presente al primo compleanno della nuova Scuola Materna parrocchiale intitolata a “San Giuseppe”. Nel settembre del 1983 nasce la “Scuola Elementare Familiare” e cinque anni dopo anche la “Scuola Media Familiare”.

L’attività principale di don Pietro è la cura delle anime: la maggior parte del suo tempo è dedicata alla celebrazione del sacramento della Riconciliazione, alla direzione spirituale, agli incontri di formazione (le “adunanze”), ai ritiri e agli esercizi spirituali per i vari gruppi di adolescenti, giovani e adulti che, negli anni, si sono costituiti in parrocchia.

 

  1. La pienezza e la fecondità del suo ministero

Accanto all’attività pastorale parrocchiale, don Pietro continua a seguire il cammino delle piccole comunità di famiglie che, con il tempo, diventano sempre più numerose. Già a partire dagli anni ‘70, don Pietro aveva invitato gli appartenenti alle piccole comunità a sentirsi parte di un più grande “movimento delle comunità” per vivere e testimoniare la Chiesa come Comunione e come Famiglia di Dio. In questi anni don Pietro ispira il lavoro per lo stesura di uno “Statuto della comunità familiari”.

Gli anni ‘80 sono segnati, inoltre, da una profonda gioia per don Pietro: tra i suoi figli spirituali fioriscono le prime vocazioni al sacerdozio. Tre ragazzi entrano, infatti, nel Seminario interdiocesano di Reggio Emilia. Concelebrerà la prima Messa solenne di due di loro negli anni immediatamente precedenti la sua morte. Alcuni anni prima erano stati ordinati tredici diaconi permanenti: i primi sette, nel Giovedì Santo del 1978; gli altri sei, il 25 giugno 1983.

 

Gli ultimi anni della sua vita sono intensissimi nonostante il calare delle forze: nel 1987 arriva a predicare una trentina di corsi di esercizi spirituali. Il 19 giugno 1988 si realizza un grande sogno di don Pietro: consacrare a Cristo per le mani di Maria, secondo l’insegnamento di San Luigi Maria Grignion da Montfort, un centinaio di famiglie. Nello stesso giorno annuncia l’inizio del restauro della chiesa parrocchiale di Sant’Eulalia.

Il 12 novembre 1989 don Pietro celebra la sua ultima messa nella chiesa di Sant’Eulalia.

Muore il mattino dell’8 gennaio 1990.

Alla sua morte vengono resi pubblici due testamenti: uno indirizzato alla comunità parrocchiale; l’altro, per Romano Onfiani, “alle Comunità”.

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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